I metodi di produzione dell’energia elettrica tradizionali si basano in gran parte sui combustibili fossili: bruciare questi carburanti libera nell’atmosfera grandi quantità di CO2, che aumenta l’effetto serra ed il surriscaldamento dell’atmosfera. Se puoi, scegli un fornitore che ti garantisca che l’energia che usi è ricavata da fonti rinnovabili. Se decidi di acquistare un impianto per produrre l’energia rinnovabile e pulita, esistono ecoincentivi statali, grazie ai quali puoi risparmiare sull’acquisto e l’installazione.

L’energia rinnovabile si suddivide principalmente in:

  • energia solare (ricavabile con pannelli solari fotovoltaici)
  • energia eolica (che sfrutta l’energia del vento con apposite pale)
  • energia geotermica (quella che viene dal calore della terra)
  • le biomasse (l’energia viene dalla decomposizione di materiale organico)

Nota: l’utilizzo delle biomasse non contribuisce all’effetto serra, poiché la quantità di anidride carbonica rilasciata durante la decomposizione è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa. Si tratta comunque di una fonte di energia pulita e rinnovabile, ed è pertanto un’alternativa comunque valida.

L’energia idroelettrica merita un discorso a parte: è vero che la fonte (il movimento dell’acqua dovuto alla gravità) è rinnovabile, ma, per essere prodotta, essa richiede la costruzione di dighe ed impianti che possono avere un impatto anche elevato sull’ecosistema idrogeologico e faunistico locale.

Gli impianti per l’energia rinnovabile stanno dunque conquistando fette di pubblico sempre più ampie, sia tra i privati che decidono di dotarne le proprie abitazioni private, che tra le aziende, che pensano così di innovare in modo concreto il proprio modo di affrontare l’attività produttiva.

I pannelli fotovoltaici convertono la luce solare direttamente in energia elettrica. Questi pannelli sfruttano l’effetto foto elettrico e hanno un efficienza di conversione che arriva fino al 32,5% nelle celle da laboratorio. In pratica, una volta ottenuti i moduli delle celle e i pannelli dai moduli e una volta montati in sede, l’efficienza media è di circa il 15%.

Questi pannelli, non avendo parti mobili o altro, necessitano di pochissima manutenzione: vanno puliti periodicamente. La durata operativa stimata dei pannelli fotovoltaici è di circa 30 anni.

I difetti principali di questi impianti sono il costo dei pannelli e l’immagazzinamento dell’energia.

Il secondo problema è che l’energia viene prodotta istantaneamente e non può essere immagazzinata in modo semplice. Iniziative, comunemente note come Conto Energia o Feed-in tariff, sono state intraprese da diversi stati europei, tra cui l’ultima in ordine cronologico è l’Italia, mediante il Decreto Interministeriale 28/07/2005.

Gli impianti fotovoltaici sono generalmente suddivisi in due grandi famiglie: impianti ad isola, o stand-alone, e impianti connessi alla rete, o grid-connected. Il 90% della produzione utilizza come materia prima il silicio cristallino.

A livello industriale, l’attuale insufficienza di silicio, inizialmente trascurata, sta provocando non pochi problemi. Infatti, i principali produttori di silicio stanno iniziando a svincolare l’industria fotovoltaica da quella elettronica da un punto di vista prettamente di allocazione e distribuzione delle risorse e della qualità di queste ultime destinando, come da sempre, il materiale di prima scelta per il comprato elettronico.

Questa situazione ha spinto altresì le varie aziende che operano nella produzione di celle FV ad orientarsi verso la produzione di celle più sottili e più efficienti.